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Psicologia e Apprendimento

Il blog di Centro Leonardo

L'ansia agisce sulle capacità attentive: un esperimento

Wiseman, ricercatore inglese, realizzò un esperimento per valutare il fattore "fortuna".
Egli chiese ad alcuni soggetti di sfogliare un giornale e riferirgli quante fotografie vi erano contenute.
Le persone che si ritenevano "sfortunate" impiegarono un paio di minuti per portare a termine il compito. Le persone invece che si autodefinivano "fortunate" dopo pochi secondi avevano già finito, poiché nella seconda pagina il giornale conteneva una scritta inequivocabile, grande mezza facciata, a caratteri enormi: "Smetti di contare. Questo giornale contiene 43 fotografie."
Le persone che avevano poca fiducia nella propria fortuna non si accorgevano ovviamente della scritta, perché troppo impegnati a portare a termine il compito per cogliere eventi inaspettati.
I soggetti più sfortunati, in base ai test cui sono stati sottoposti, risultavano essere anche i più ansiosi. 

L'ansia, infatti, altera il meccanismo dell'attenzione, ci impone di dare priorità totale alle informazioni collegabili con potenziali pericoli.

Le funzioni dell'ansia sono:
- aumentare la nostra sensibilità ai potenziali pericoli
- restringere il campo percettivo per individuare più velocemente eventuali segnali di conferma di pericolo
- fissare l'attenzione sulle possibili fonti di pericolo
- focalizzare le risorse cognitive sulle operazioni che considera necessarie per prevenire, contenere o evitare situazioni potenzialmente spiacevoli o letali.

Quindi l'ansia è un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza, ma molto sensibile.

Se lo stato ansioso si prolunga in maniera continua e senza un vero motivo, infatti, il sistema di allerta continua a far scattare campanelli d'allarme nel sistema attentivo, rendendolo indisponibile al controllo volontario, alla percezione non intenzionale degli stimoli inattesi e all'elaborazione delle informazioni neutre.
Inoltre l'ansia monopolizza le risorse cognitive che si concentrano sui segnali di allerta, facendo esperire al soggetto un mondo esterno pieno di difficoltà, trappole e pericoli di cui occuparsi, influenzando anche i suoi sistemi di credenza.

Anche altri fattori, oltre all'ansia, hanno influenza sul nostro sistema attentivo e cognitivo:
- stress e rabbia restringono il nostro campo percettivo
- il sovraccarico mentale riduce le risorse cognitive disponibili per processare nuovi stimoli
- l'eccesso di stimoli rende più difficile selezionare le informazioni potenzialmente rilevanti
- l'eccessiva e prolungata stanchezza ci manda in modalità di risparmio energetico escludendo i processi meno necessari alla sopravvivenza
- l'abitudine e gli automatismi ci rendono meno ricettivi
- il multitasking riduce la nostra capacità di percepire gli stimoli esterni

Ripetuti esperimenti hanno evidenziato, per esempio, che chi cammina mentre parla al cellulare è più lento nell'evitare gli ostacoli e spesso non è consapevole della natura dell'oggetto che incontra lungo il percorso, anche se si tratta di oggetti che (in un altro momento) avrebbero potuto incuriosirlo, come per esempio un pagliaccio sul monociclo o un albero a cui sono appese banconote.

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