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Psicologia e Apprendimento

Il blog di Centro Leonardo

Il disturbo dell'apprendimento non verbale

Il disturbo dell'apprendimento non verbale non è ancora riconosciuto nei manuali diagnostici e non esistono criteri univoci per descriverlo. Le line guida maggiormente utilizzate a livello internazionale sono quelle di Cornoldi, Mammarella e Fine (2016), le quali sottolineano la presenza di un deficit persistente in una o più misure di intelligenza o ragionamento non-verbale in presenza di intelligenza verbale nella norma o sopra la media. I deficit sono legati alla coordinazione fisica, al problem solving, all'organizzazione dei pensieri e all'interazione sociale. Nello specifico per quanto riguarda la coordinazione fisica, tale disturbo comporta una difficoltà nell'uso coordinato delle mani, nell'afferrare, nella scrittura nell'uso di zip, bottoni, lacci, nell'andare in bicicletta, colorare, tagliare con le forbici; sono goffi e impacciati. Questi bambini hanno difficoltà nel ricordare temporaneamente informazioni visuo-spaziali, a orientarsi, a memorizzare le informazioni visive e spaziali e nello stimare lo scorrere del tempo; faticano a generalizzare le informazioni, a capire le connessioni tra le parti e il tutto. Presentano un deficit a livello delle funzioni esecutive, con conseguenti difficoltà nel pianificare, prendere decisioni, organizzare il pensiero, stabilire una gerarchia delle informazioni e controllare gli impulsi. Queste difficoltà hanno ripercussioni sull'apprendimento scolastico, in particolare nella matematica, in scienze, geografia e nella comprensione di testi ricchi di immagini e descrizioni di ambienti fisici. Presentano infatti problemi di incolonnamento, nel prestito/ricavo, nel riconoscimento dei segni, non si orientano sulla linea dei numeri e hanno difficoltà nella comprensione del valore posizionale delle cifre; hanno difficoltà a comprendere grafici e tabelle, usare la riga e la squadra, copiare e ricordare disegni, leggere mappe e cartine e stabilire relazioni spazio-temporali e causa-effetto. Il non verbale ha influenza anche nell'interazione sociale: questi bambini hanno difficoltà nel comprendere i segnali sociali, quali espressioni facciali, gesti e tono di voce, e nella pragmatica del linguaggio: hanno, infatti, difficoltà a comprendere le regole di convivenza e ad adeguarsi ai vari contesti sociali. Queste provocano ansia sociale e conseguente evitamento di tali contesti e isolamento. Alcuni bambini possono aver deficit a livello socio-emotivo, con instabilità emotiva e difficoltà ad adattarsi alle situazioni e a capire contenuti emotivi delle conversazioni. Possono essere presenti sintomi di disattenzione e difficoltà di pianificazione e organizzazione delle proprie attività e dei propri pensieri.
Possono avere però un buon vocabolario, capacità verbali superiori alla norma, con una buona memoria verbale ma ripetono in modo meccanico, spesso senza capire. Sono molto attenti ai dettagli e hanno buone competenze ortografiche. Tendono a possedere un'alta motivazione per seguire attività che possano aiutarli a migliorare il loro comportamento.
È importante far leva sui punti di forza del bambino, utilizzando quindi le sue abilità verbali aiutandolo e abituandolo a verbalizzare i problemi, esplicitando i vari passaggi parola per parola; suggeriamo l'utilizzo di quaderni speciali (quelli usati per la disgrafia) così da migliorare l'organizzazione del foglio e l'utilizzo di un formulario per le difficoltà in matematica. È fondamentale evitare il sovraccarico cognitivo, quindi dividere il compito in più step, creando sotto-obiettivi, e stabilire le priorità. Aiutatelo a interpretare i segni di comunicazione non verbale, insegnandogli abilità pratiche quotidiane e preparatelo ad affrontare nuove situazioni parlandone. Per migliorare il tono muscolare e la coordinazione oculomotoria è utile fare sport. In presenza di grafici e diagrammi, date spiegazioni esplicite. Aiutatelo nell'organizzazione del materiale scolastico (cartella, diario, calendario) e delle attività settimanali. Cercate di motivare il bambino a trovare strategie alternative per sviluppare autonomamente strategie di coping.

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