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Psicologia e Apprendimento

Il blog di Centro Leonardo

Screening per DSA o no?

Si sente spesso parlare di progetti di screening svolti a scuola e ci sono diverse posizioni a riguardo. Chi si dichiara non favorevole per paura che il proprio figlio o alunno venga etichettato e chi invece ne è un forte sostenitore. Spesso la confusione deriva dal fatto che vi è una scarsa conoscenza di cosa sia lo screening e dei suoi scopi.

Vediamo di capire di cosa si tratta. Innanzitutto lo screening a scuola è una metodologia di rilevazione, condotta usando test oggettivi, che è in grado di valutare il livello di sviluppo degli apprendimenti di base (lettura, scrittura e calcolo). Tra l'altro le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni con disturbi specifici di apprendimento allegate al Decreto ministeriale del 12 luglio 2011 attribuiscono grandissima importanza al tema della prevenzione, precisamente dicono che "non necessariamente si deve ricorrere a strumenti appositi, ma può bastare, almeno in una prima fase, far riferimento all'osservazione delle prestazioni nei vari ambiti di apprendimento interessati dal disturbo: lettura, scrittura, calcolo". Le Linee Guida sostengono anche che dopo questa prima fase, svolta dai docenti, di osservazione delle prestazioni atipiche degli alunni, è fondamentale attivare delle attività di recupero mirato. Solo se, dopo queste attività, l'alunno rimane in difficoltà è opportuno suggerire alla famiglia un approfondimento diagnostico. Quindi lo screening non pretende di evidenziare con certezza un disturbo né di effettuare una diagnosi, ma solo di individuare con una certa attendibilità gli studenti a rischio per un possibile DSA. Questo sfata il mito che lo screening sia una rincorsa alla diagnosi; tutt'altro, è invece un modo per cercare di limitare la valutazione diagnostica a solo quelle situazioni in cui al bambino non sembra bastare un intervento preventivo svolto in classe.

Ma vediamo perché è importante dunque svolgere uno screening a scuola?

  1. Permette di attivare un intervento precoce: è dimostrato che le difficoltà si riducono se si interviene precocemente nell'individuare i fattori di rischio e nel potenziare le abilità carenti. Inoltre esistono finestre evolutive cruciali per alcune competenze: periodi ideali e decisivi di sviluppo, in cui una data abilità è destinata ad emergere ed evolvere.
  2. Consente di evitare le diagnosi tardive: più avanti nel tempo verrà effettuata la diagnosi di DSA e maggiori saranno le ripercussioni emotive sull'alunno. Inoltre impostare un eventuale PDP fin dalla primaria, facilita l'accettazione delle misure compensative e dispensative negli anni successivi.
  3. Consente di creare un dialogo costruttivo con la famiglia: se il docente fa presente ai genitori che ci sono segnali di rischio da tenere monitorati, tutti quanti lavoreranno nella stessa direzione per il benessere del bambino e la famiglia non riceverà "una doccia fredda" se successivamente gli verrà comunicato che si consiglia di procedere con una valutazione diagnostica.
  4. Permette di agire in un contesto familiare per il bambino: sia lo screening che gli eventuali interventi di potenziamento, se condotti a scuola, vengono vissuti con maggiore naturalezza dagli alunni.

Per una maggior efficacia dello screening, si consiglia ai docenti di usare test oggettivi, su cui siano adeguatamente formati grazie a progetti svolti in collaborazione con operatori sanitari specializzati, che consentano di ottenere risultati maggiormente affidabili nel riconoscimento precoce di possibili DSA e poi di programmare degli interventi didattici più precisi. Tutto ciò ridurrà il rischio di falsi positivi (alunni che sembrano avere indicatori di rischio ma che in realtà sono dovuti a carenze didattiche, ansia da prestazione, ecc) e falsi negativi (mancata individuazione degli studenti che presentano un DSA) .

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