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Psicologia e Apprendimento

Il blog di Centro Leonardo

Perché ha poco senso dire “Stai più attento!”

Quante volte avete detto questa frase ai vostri figli/alunni o quante volte ve la siete sentita rivolgere? Bè, in queste righe capirete perché questa frase tanto utilizzata non abbia davvero tanto senso.
In primo luogo, chiediamoci se sia giusto prestare attenzione nel momento in cui la persona che sta parlando affronta un argomento noioso.
Dopotutto, anche un cervello ben organizzato resiste al prestare attenzione ad un argomento che non interessa. Succede a tutti, giusto?
Ma può purtroppo capitare anche che l'informazione sia interessante e importante, ma il nostro funzionamento cognitivo non ci consenta di prestarvi attenzione per un lungo tempo.

Di seguito un esempio di un'abilità cognitiva di base che normalmente viene data per scontata, se l'abbiamo, e una riflessione su come può influenzare il prestare attenzione in caso contrario.

Se la nostra attenzione selettiva è ben funzionante ed efficiente, quando ascoltiamo qualcuno che parla, riusciamo ad assegnare automaticamente le priorità e filtriamo le sensazioni estranee ponendole sullo "sfondo" (per esempio la lavatrice che gira, il rumore delle auto per strada che proviene dalla finestra, il ticchettio di un orologio da parete, ecc.). Inviamo dunque solo le informazioni importanti alla corteccia e ciò rende quindi più facile concentrarsi sull'attività da svolgere.

Al contrario, quando siamo deboli in questa abilità, il nostro cervello viene bombardato da troppe informazioni sensoriali. Così deve prima indirizzare la sua attenzione su quella onda di stimoli sensoriali, mentre cerca di risolvere ciò che è importante e ciò che non lo è.

Immaginate quindi che fatica stare attenti alla lezione di storia con tutti i rumori distraenti che ci sono in una classe, se non riusciamo a filtrarli e a metterli in secondo piano! La voce dell'insegnante avrà la stessa importanza per noi del tamburellio delle dita del compagno di banco, della pioggia che batte sulla finestra, degli starnuti del compagno seduto dietro, ecc.

Solo se ci rendiamo conto che il cervello di una persona potrebbe non funzionare nello stesso modo per tutti, inizieremo veramente a capire come l'attenzione non sia sempre una scelta, e che il messaggio "stai attento" può essere molto frustrante per chi lo riceve.

Ecco perché bisognerebbe cercare di evitare di usare quella frase con i nostri figli e alunni.
E si potrebbe anche fare un passo in più, per esempio chiedendosi: cosa posso fare per essere maggiormente ascoltato? Come rendere più interessante quello che dico?
Questo è un modo di pensare molto diverso rispetto al dire: io parlo e mi aspetto che gli altri mi ascoltino e basta.
Questo modo di pensare, davvero innovativo, mette al centro chi parla, e non solo chi ascolta, forzandolo a pensare a come rendere facile da ascoltare ciò che vuole condividere.
Pensate cosa succederebbe se tutti fossero d'accordo nel non usare più la frase "Stai attento" e, invece, si concentrassero su come coinvolgere gli altri quando si condividono le informazioni? Con questa mentalità, come potrebbe essere diversa la scuola? Quanto la vita famigliare potrebbe essere diversa? Quanti bambini sarebbero felici di questo cambiamento di pensiero?

Forse è ora di scoprirlo.

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