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Psicologia e Apprendimento

Il blog di Centro Leonardo

La storia di Luca

Luca è un ragazzino di quindici anni (ha appena terminato la prima superiore) che fin da piccolo ha manifestato un disturbo del linguaggio (all'età di tre anni riusciva a dire solo cinque parole).
Racconta sua madre: "È un ragazzo molto socievole, però non riesce a 'pescare' le parole giuste e comprendere le domande", è come se dovesse confrontarsi sempre con una lingua straniera appena imparata. Il disturbo del linguaggio si manifesta, è importante sottolinearlo, sia nell'espressione orale che in quella scritta: di conseguenza le sue difficoltà si manifestano, a livello scolastico, soprattutto nelle interrogazioni orali, ma anche nel rispondere a domande aperte o scrivere temi. Per questo motivo Luca ha un "DSA" (Disturbo Specifico dell'Apprendimento).

Il tema per Luca è un foglio bianco che non si riempirà mai se qualcuno non lo aiuta a trovare le parole con cui esprimere i pensieri che ha dentro: "Bianco lui e bianco il foglio", scherza la madre. Per fortuna svolgendo i laboratori di gruppo, presso Centro Leonardo, con altri ragazzi non si è sentito più così solo e ha imparato a scherzare sul fatto di avere una certa forma di DSA e di poter utilizzare strumenti compensativi. Questi strumenti lo hanno aiutato nel corso della Scuola Media a trovare le parole per esprimersi al meglio.
Purtroppo a scuola, con l'ingresso in prima superiore, si è presentata una situazione molto diversa: Luca ha smesso di nuovo di sorridere. Studiava tantissimo, molto più degli altri suoi compagni, ma non è riuscito a raggiungere più della sufficienza, in media, in una materia. Si stupiva di come i suoi compagni studiassero così poco, mentre lui passava ore sui libri per prendere poi un cinque e mezzo o sei meno. La madre racconta che per riuscire a prendere un 7 di orale, Luca deve studiare quattro giorni interi perché l'esposizione rimane un problema enorme per lui. L'impegno, dal suo punto di vista, non veniva mai premiato da una giusta valutazione e questo lo avviliva. "Mi diceva: 'Mamma, quindi sono stupido…' ed io, con il cuore stretto, cercavo di spiegargli che non era così" ci riferisce, con tristezza, la madre.
Cosa dice, invece, il corpo docente?
Il punto di vista dei professori, che si sono anche confrontati con gli specialisti che seguono la famiglia, è fermo: "aiutare" troppo è sbagliato.
Ma c'è chi, dietro questo approccio, sembra nascondere anche mancanza di volontà o di conoscenza del problema. La sua diagnosi è sicuramente poco comune e più difficile da comprendere, perché il disturbo del linguaggio non è riconoscibile come una disgrafia o disortografia, è più fraintendibile e può essere confusa con mancanza di studio o poco impegno (o, anche, menefreghismo).
La diagnosi scritta da una neuropsichiatra e da psicologi, condivisa poi con la scuola, è uno strumento che chiarisce la situazione e che propone strategie d'azione utili per l'inclusione di Luca.
Il responsabile scolastico DSA e i professori hanno scelto però di non differenziare le verifiche o l'assegnazione compiti a casa, perché "deve prepararsi alle difficoltà della vita e dell'esame che dovrà sostenere fra 5 anni".

Quando un insegnante prepara le verifiche prestando attenzione ai DSA, non deve ridurre i contenuti. Non è consigliato semplificarle, perché il problema di Luca non è un problema di intelligenza.
Ci sono delle strategie per calibrarle nella forma e renderle accessibili, compensando alcune difficoltà pratiche. Alcuni professori, pur apprezzando umanamente le qualità di Luca, tendevano ad utilizzare per esempio verifiche con parole mancanti da inserire (proprio il problema di Luca di recuperare le parole giuste) e, se utilizzava degli strumenti compensativi, lo criticavano.
E Luca tornava a casa con 4: erano più i giorni di studio che i punti presi in verifica.
Nell'esprimere i giudizi sul registro, alcuni insegnanti sembravano aver compreso alla perfezione le difficoltà caratteristiche del Disturbo del linguaggio: "l'alunno fatica ad esprimersi; rimane a lungo in silenzio dopo le domande; deve ripetere ad alta voce ed esercitarsi nell'esposizione facendo parecchio esercizio". Nonostante la forte determinazione di Luca, quello che salta agli occhi sono le sue difficoltà di linguaggio, quasi mai l'impegno speso, per ore, sui libri.

Il dirigente scolastico dell'Istituto Tecnico, dopo qualche mese di scuola, si è quindi "attivato": ai genitori è stato consigliato di cambiare scuola. Perché "se non sa farcela da solo con i suoi strumenti compensativi, allora non ha posto in questa scuola".
Ma Luca, a dispetto della preoccupazione degli adulti che gli stavano vicino, non voleva rinunciare: ha deciso di impegnarsi il triplo, con il sostegno della sua famiglia. 

In questo primo anno di scuola superiore Luca, insieme a sua madre e agli psicologi che lo seguono, ha combattuto una lotta durissima e, infine, è riuscito a concludere l'anno con tutti sei, tutti guadagnati con il sudore della sua fronte: promosso senza debiti.
La speranza è che l'anno prossimo anche i professori inizino a lottare insieme a lui: il Disturbo del Linguaggio e il DSA sono difficili da includere in classe, ma forse è tempo di allargare le vedute e valorizzare questo studente con strumenti e valutazioni meritate.

Forza, Luca! Siamo tutti con te!

La madre di Luca si è fatta intervistare con la speranza di far riflettere su come la qualità della vita scolastica di un ragazzo possa cambiare completamente grazie a una maggiore informazione e all'utilizzo di semplici strategie (parole chiave, test a risposta multipla, utilizzo formulari e mappe gradualmente più sintetici), vincendo così l'ignoranza e il pregiudizio che, in alcune occasioni, ancora accompagnano la tematica DSA.
 

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